Coltrane e i chitarristi
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Coltrane e i chitarristi: Wes Montgomery e Kenny Burrell

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Che non si dica che John Coltrane non amasse la chitarra! Anzi, le chitarre.

Strumento apprezzato anche da Miles Davis, di cui si possono trovare delle simpaticissime foto in rete, anche Coltrane ha avuto il suo excursus chitarristico: due sono le collaborazioni che voglio qui citare, una edita e una, a quanto pare, mai impressa su un disco.

Sto parlando della collaborazione con Wes Montgomery, di cui si conoscono degli accenni e della quale non esiste un album, ma qualche foto in rete (sulle quali non mi esprimo in termini di veridicità)

e una scheda che riassume il loro concerto del 1961 al Monterey Jazz Festival, che potrete leggere qui: http://jdisc.columbia.edu/session/john-coltrane-september-22-1961

Ahimè nelle note ai brani sono indicate tutte le (tre) tracce come “unissued” e sopratutto “rejected”: il che mi fa pensare non fosse stata proprio un’esperienza felice?!

Altra collaborazione che Coltrane ebbe con chitarristi fu quella del 1958, edita diversi anni dopo, e questa volta edita con Kenny Burrell.

John Coltrane & Kenny Burrell” è un bell’album, che annovera altri grandi musicisti di jazz, che ad esempio troviamo anche in Giant Steps – in pratica in quegli anni collaboravano con Coltrane e di li a poco avrebbero registrato Giant Steps, che ha una datazione di registrazione 1959 -, ovvero:

  • Tommy Flanagan al pianoforte
  • Paul Chambers al contrabbasso
  • Jimmy Cobb alla batteria

La tracklist dell’album:

  1. Freight Trane
  2. I Never Knew
  3. Lyresto
  4. Why Was I Born?
  5. Big Paul

delinea tratti molto particolari, di cui vi darò solo qualche spunto.

Innanzitutto è un disco dove abbiamo due solisti di fama: Burrell lavora più che altro come strumento melodico, e nonostante ciò sento a mio avviso che qualcosa non torna col piano.

Freight Trane

Il brano che più mi piace è il bopparolo Freight Trane, che porta la firma di Tommy Flanagan. Altri non è che un un blues ritrattato, come un Blues for Alice di Parker. Altri elementi tentano di buttarlo giù, come quella specie di fours sax-chitarra. Ma il carattere bop-hardbop del brano lo riprende e lo rende gradevole all’ascolto.

Why Was I Born

Brano standard, vede un tentativo chitarra e sax su ballata, che però, a mio gusto, si perde un po’ per strada: trovo pesante il modo di Burrell di accompagnare, dove per voler imitare o colorare il brano, lo rende troppo carico. Di fatti soluzioni ritmiche e armoniche troppo specifiche e particolari rischiano di far trovare l’improvvisatore costretto a fare un solo, non libero di fare un solo. Così si perde spontaneità, interplay e sviluppo, oltre che creare vere e proprie spigolature e distorsioni!

 

Veniamo all’ultima nota dolente (ma che articolo è questo!?). Il blues.
Ok, tutti amiamo il blues: non tutti lo sappiamo suonare. L’apertura preparatoria del piano è un giusto tappeto al sax di Coltrane, che come al suo solito irrompe e crea nuovi suoni.
Però: la chitarra dopo il sax di Coltrane, perde. Perde per due fondamentali ragioni… anzi tre.
1) acusticamente la profondità e l’espressività della chitarra e del sax sono estremamente diverse. La chitarra inoltre, soprattutto nel jazz dove si usano poco o niente effetti per arricchirla, gioca la sua partita proprio sulla pulizia e sul fraseggio, con crescendo che solo persone come Wes Montgomery, introducendo soli ad ottave o ad accordi, hanno saputo valorizzare.
2) il confronto con Coltrane non è dei più facili.
3) il pezzo è strutturato male, e la sezione ritmica rallenta. Ascoltate i primi secondi del brano e gli ultimi: la differenza di metronomo a mio avviso è marcata, e non si parla di naturale oscillazione del brano. E’ tutto tirato indietro.

Il senso dell’articolo

Allora, qual’è il senso di questo articolo bocciatura?
Coltrane amava la chitarra, la sua curiosità non è stata limitata o limitante. Peccato che le sperimentazioni non abbiamo trovato ampia diffusione nella sua discografica. Ma del resto come dargli torto: se pensiamo, anche con le ragioni discografiche del caso, che Montgomery ha tracciato sì un percorso virtuoso e valido, ma pur sempre di prima donna nelle sue formazioni e a parte le sue sperimentazioni, ha prediletto per un certo periodo sassofonisti come Johnny Griffin, pur sempre un grande ma di una pasta decisamente diversa da quella di Coltrane.
Chissà, se nel periodo free Coltrane avesse incontrato qualche altro chitarrista e fosse stato quello il momento giusto dell’incontro?
Per me, infine, un’occasione persa di poter miscelare i suoni della chitarra a quelli del grande genio di Coltrane.

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