Stua Scura – Luca Zennaro
Etichetta discografica: Caligola Records
Data di uscita: 23 giugno 2026
C’è un momento preciso nella crescita di un musicista in cui la tecnica smette di essere una dimostrazione e diventa finalmente un linguaggio. È il passaggio più delicato: quando non serve più mostrare quanto si sa fare, ma scegliere cosa vale davvero la pena raccontare.
Con Stua Scura, il nuovo album di Luca Zennaro, sembra arrivare proprio questo momento. Il chitarrista veneziano, classe 1997, giunge al suo quinto lavoro da leader e alla quarta pubblicazione per Caligola Records con un progetto che racconta una precisa idea di jazz contemporaneo: meno interessato all’effetto immediato, più concentrato sulla profondità del suono.
In un periodo in cui molti giovani musicisti sembrano inseguire la complessità come prova di valore, Zennaro sceglie una strada diversa. Non cerca di impressionare. Cerca un’identità.
Ed è una differenza tutt’altro che marginale.
Cresciuto in una famiglia di pianisti e formatosi attraverso l’incontro con musicisti come Stefano Onorati e Stefano Paolini, il chitarrista ha costruito negli anni un percorso caratterizzato dalla curiosità e dalla ricerca. Con Stua Scura compie un ulteriore passo avanti: mette in discussione gli equilibri tradizionali del quartetto jazz per costruire una dimensione sonora personale.
Luca Zennaro e un quartetto costruito sul dialogo
La prima cosa che colpisce è la formazione.
Niente pianoforte. Nessun contrabbasso.
Due assenze importanti, perché per decenni questi strumenti hanno rappresentato il centro armonico e ritmico del jazz moderno. Ma proprio questa scelta diventa il punto di partenza del progetto.
Accanto alla chitarra acustica ed elettrica di Zennaro troviamo il sax tenore di Francesco Panconesi, il clarinetto basso di Federico Calcagno e la batteria di Mattia Galeotti.
Non è un quartetto costruito sulla somma di quattro solisti, ma su un continuo scambio di funzioni. Il clarinetto basso occupa lo spazio delle frequenze profonde con una presenza sorprendentemente ampia, senza cercare di sostituire il contrabbasso. Il sax tenore aggiunge una dimensione narrativa, capace di passare dal lirismo alla tensione. La batteria di Galeotti sostiene il racconto senza mai imporre una direzione.
È proprio questa capacità di ascolto reciproco uno degli elementi più convincenti dell’album.
Stua Scura non vive di protagonismi. Vive di equilibrio.
Una scelta che lo avvicina alla migliore tradizione del jazz europeo, dove il valore dell’ensemble spesso conta quanto quello dell’improvvisazione individuale.
Stua Scura: il significato di un titolo che racconta una poetica
Il titolo dell’album non è un semplice richiamo poetico.
Nella tradizione veneta, la stua è la stanza della casa rivestita di legno dove il fuoco rappresentava il centro della vita familiare. Un luogo raccolto, protetto, dove il tempo rallenta.
La parola scura non indica un’oscurità negativa. È piuttosto il colore della brace, del legno, di una luce bassa che invita all’ascolto.
È una metafora perfetta per questa musica.
Zennaro costruisce un disco che non si concede alla superficie. Non cerca il colpo di scena continuo, ma lavora sulle sfumature: sulle interazioni tra gli strumenti, sulle variazioni timbriche, sugli spazi lasciati aperti.
La penombra, in questo caso, non è mancanza di luce. È un modo diverso di percepirla.
Questa idea attraversa tutto il progetto e si collega alla ricerca che il chitarrista aveva già sviluppato in precedenza: dall’esperienza “bassless” con gli HackOut! alle collaborazioni con artisti come Jacky Terrasson, fino a lavori come ZENMUSIC e Altera Limes, dove il rapporto tra suono, tecnologia e spazio aveva già assunto un ruolo centrale.
In Stua Scura quella ricerca diventa più intima.
Il paesaggio esterno lascia spazio a un paesaggio interiore.
Registrato il 12 e 13 gennaio 2026 presso il Magister Studio di Preganziol con il lavoro tecnico di Ivano Boscolo Nata e Andrea Valfrè, e successivamente mixato e masterizzato da Stefano Bechini insieme allo stesso Zennaro, l’album restituisce un suono preciso e naturale.
Anche l’elettronica viene utilizzata con grande equilibrio: non come effetto decorativo, ma come estensione del gesto musicale.
Dalla laguna alle Dolomiti: il territorio diventa musica
Uno degli aspetti più interessanti di Stua Scura è il rapporto con le radici geografiche e linguistiche di Zennaro.
I titoli delle dieci composizioni, tutte firmate dal leader, richiamano termini dialettali veneti e immagini legate al territorio. Ma non c’è nessuna operazione nostalgica o folkloristica.
Il dialetto diventa una chiave emotiva.
È un modo per dare un luogo preciso a una musica che, pur muovendosi nel jazz contemporaneo europeo, conserva una forte identità.
L’apertura affidata a Play it Louder, Next time introduce subito un elemento di ironia, mentre Straniarse entra in una dimensione più riflessiva, quasi contemplativa. Il termine richiama quella condizione di isolamento nei propri pensieri che appartiene a chi osserva un paesaggio e si lascia attraversare dai suoi dettagli.
Il cuore del disco arriva con Stravedamento.
La parola descrive un fenomeno atmosferico raro: nelle giornate di particolare limpidezza, dalla laguna veneziana è possibile scorgere le Dolomiti.
Una distanza geografica che la musica riesce idealmente ad annullare.
Il brano nasce prima in una dimensione più intima, poi si apre alla versione collettiva del quartetto, dove la chitarra costruisce trame leggere e i fiati dialogano con una naturalezza sorprendente.
È uno dei momenti in cui Stua Scura raggiunge il suo equilibrio migliore: evocativo senza essere descrittivo, complesso senza diventare ostile.
Anche Ciàcole, con il suo fitto dialogo tra sax e clarinetto basso, conferma la maturità dell’ensemble. La “chiacchiera” popolare diventa conversazione musicale, mentre Cioxa e la title track Stua Scura portano il disco verso una maggiore intensità espressiva.
La chitarra di Zennaro diventa più materica, il clarinetto basso scende nelle profondità del suono e il sax di Panconesi amplia il respiro melodico.
Perfino nei momenti più eccentrici, come Sweet Techno Raver o Gemina Arbor, il gruppo mantiene una direzione precisa.
La ricerca non diventa mai esercizio fine a sé stesso.
Il giudizio finale: la ricerca non basta
C’è una convinzione che negli anni non ho mai cambiato: un disco di jazz deve lasciarti qualcosa. Non importa quanto sia complesso o sperimentale. Può spingersi lontano, persino mettere in discussione il linguaggio del jazz. Ma, quando l’ascolto finisce, deve restare una traccia. Un tema, un colore, perfino un’inquietudine. Qualcosa che ti faccia venire voglia di premere di nuovo play.
Stua Scura ci riesce solo in parte.
Luca Zennaro dimostra idee, personalità e una scrittura di grande maturità.
Il progetto è solido, il quartetto funziona e la ricerca timbrica non è mai fine a sé stessa. Eppure, in alcuni passaggi, la bellezza dell’architettura prevale sull’emozione.
Poi arrivano brani come Straniarse o la stessa Stua Scura, e tutto cambia.
Lì il disco smette di farsi ammirare e comincia finalmente a farsi ricordare.
È proprio da questi momenti che emerge il valore dell’album. Perché la tecnica si dimentica, la ricerca si analizza, ma la musica, quella vera, è solo quella che continua a risuonarti dentro anche quando è finita.
Tracklist
2. Straniarse (4:25)
3. Entering the Party (2:18)
4. Sweet Techno Raver (6:38)
5. Stravedamento (3:42)
6. Ciàcole (4:02)
7. Cioxa (5:42)
8. Stua Scura (4:16)
9. Stravedamento (Reprise) (1:33)
10. Gemina Arbor (5:07)
Liner Notes
Produced by Claudio Donà & Luca Zennaro (Caligola Records – CD: 2382 / LP: 2382LP).
Release date: June 23, 2026.
Recorded at Magister Studio, Preganziol (TV) by Andrea Valfrè & Ivano Boscolo Nata.
Mixed & Mastered by Stefano Bechini & Luca Zennaro.
Personnel: Luca Zennaro (guitars, effects), Francesco Panconesi (tenor sax), Federico Calcagno (bass clarinet), Mattia Galeotti (drums).
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