Love Songs from Abruzzo – Lorenzo Tucci
Etichetta discografica: Jando Music
Data di uscita: 6 marzo 2026
Lorenzo Tucci, batterista abruzzese di nascita e romano d’adozione, è una figura di spicco nel jazz italiano da oltre trent’anni. La sua carriera, costellata di collaborazioni con giganti come Chet Baker, Kenny Wheeler, Dave Liebman e Danilo Rea, lo ha reso un interprete capace di unire tradizione jazzistica e sensibilità contemporanea. Con “Love Songs from Abruzzo”, Tucci torna alle radici, guidando un trio con il pianista Claudio Filippini e il contrabbassista Jacopo Ferrazza. L’album, in uscita per Jando Music e Via Veneto Jazz, è un omaggio alle melodie popolari abruzzesi, rilette attraverso il linguaggio del jazz moderno.
La tradizione come spartito aperto
Il disco si basa su canti di lavoro, ninne nanne e danze popolari (tra cui Vola vola vola, Tutte le funtanelle, Paese me e Mare nostre), trasformati in materiale per l’improvvisazione. L’idea nasce da un incontro con Ennio Morricone, che suggerì a Tucci di esplorare la ricchezza melodica dell’Abruzzo. Il risultato è un lavoro che recupera la memoria collettiva senza cadere nel folclorismo, ma anzi aprendo dialoghi sonori inediti.
Gli arrangiamenti, curati con attenzione, mantengono l’essenza delle melodie originali pur inserendole in un contesto armonicamente sofisticato. Il trio dimostra una coesione notevole: Filippini al pianoforte dosa voicings ricchi e frasi liriche, mentre Ferrazza al contrabbasso costruisce linee melodiche che si intrecciano con la batteria di Tucci, sempre energica e raffinata.
Analisi tecnica e momenti salienti
Il brano Vola vola vola si apre con un ritmo in levare che richiama le danze tradizionali, ma viene subito arricchito da improvvisazioni libere e scambi ritmici tra i tre musicisti. La versione di Tutte le funtanelle è invece un esempio di riarmonizzazione: la melodia, inizialmente esposta in modo lineare, viene sviluppata con modulazioni inaspettate e passaggi modali che ne esaltano la malinconia intrinseca.
Paese me è forse il pezzo più rappresentativo: qui Tucci dimostra tutta la sua versatilità ritmica, passando da pattern tradizionali a break sincopati, mentre Filippini inserisce cluster armonici che aggiungono tensione drammatica. Il contrabbasso di Ferrazza, sempre melodico e pulsante, funge da collante tra le diverse sezioni.
La registrazione, curata nei dettagli, restituisce un suono caldo e naturale, con una particolare attenzione alla spazialità degli strumenti. La grafica dell’album, ispirata ai paesaggi abruzzesi, completa un progetto che è omaggio e reinvenzione allo stesso tempo.
Consensi e critiche: un disco che divide e unisce
Le prime recensioni sottolineano come “Love Songs from Abruzzo” sia un lavoro coraggioso e coerente. Alcuni critici apprezzano la capacità di Tucci di fondere tradizione e modernità senza forzature, mentre altri avrebbero preferito una maggiore sperimentazione armonica. Tuttavia, tutti concordano sulla qualità esecutiva del trio e sulla sincerità del progetto.
Conclusione: un ponte tra passato e presente
“Love Songs from Abruzzo” è un album che onora le radici senza rinunciare alla libertà espressiva del jazz. Lorenzo Tucci, con questo lavoro, dimostra ancora una volta di essere un musicista capace di guardare al passato per costruire il futuro. Un disco che merita ascolto, non solo per gli amanti del jazz, ma per chiunque creda che la bellezza musicale non conosca confini.

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