Eterea – Sonia Spinello: recensione critica tra minimalismo e identità sonora

Eterea – Sonia Spinello

Etichetta discografica: Abeat Records

Data di uscita: 17 aprile 2026

Eterea non è un disco che cerca di piacere. Bene. Ma non basta sottrarre per essere profondi.

Sonia Spinello sceglie una strada precisa: rallentare, svuotare, ridurre il materiale. Una scelta controcorrente, soprattutto nel jazz vocale contemporaneo, spesso schiacciato su dinamiche prevedibili e soluzioni rassicuranti. Qui no. Qui si prova a costruire un linguaggio.

Il punto è capire quanto questo linguaggio riesca davvero a sostenersi.

Il progetto, costruito insieme a Sonia Candellone, si presenta come un concept: metamorfosi, rinascita, attraversamento. Temi forti, quasi archetipici. Il rischio? Che restino parole. Il merito? Quando funzionano, diventano suono.


Minimalismo: dichiarato, ma non sempre risolto

Il riferimento al minimalismo è inevitabile. Ripetizione, rarefazione, silenzio. Tutto c’è. Ma non basta evocare il minimalismo per entrarci davvero.

Il dialogo con figure come Erik Satie, Jeroen van Veen e Graham Fitkin è interessante, ma resta spesso in superficie. Non siamo davanti a una vera riscrittura del materiale, quanto piuttosto a un attraversamento controllato.

E qui emerge un primo nodo critico.

Il disco sembra muoversi in equilibrio tra due poli:

  • da una parte la volontà di aderire a un’estetica colta
  • dall’altra la necessità di mantenere una dimensione narrativa accessibile

Risultato: un linguaggio ibrido, sì. Ma non sempre pienamente risolto.

Non è un limite in sé. Ma è un punto da riconoscere.


La voce: il vero centro (quando si espone)

Se c’è un elemento che tiene insieme Eterea, è la voce.

Non per virtuosismo. Per scelta.

Spinello lavora sulla voce come materia: la avvicina, la ritrae, la sospende. A tratti funziona molto bene, soprattutto quando rinuncia a “cantare” in senso tradizionale e si muove in una dimensione più fragile, quasi parlata.

Qui il riferimento non è il jazz vocale classico, ma piuttosto certe estetiche ECM o alcune esperienze europee dove la voce diventa parte del tessuto sonoro, non il suo centro gerarchico.

Quando questo equilibrio regge, il disco respira.

Quando invece la scrittura vocale resta troppo legata all’idea di racconto, la tensione si abbassa.


Scrittura vs improvvisazione: partita chiusa

Chi cerca improvvisazione jazz in senso stretto, qui non la troverà.

Gli interventi di Achille Succi, Daniele di Bonaventura e Piotr Schmidt sono misurati, quasi trattenuti. Funzionali, ma mai realmente destabilizzanti.

Questo non è un disco di interplay. È un disco di controllo.

La scrittura domina. E lo fa con coerenza.

Ma questa scelta ha un prezzo: riduce il margine di rischio. E senza rischio, un progetto come questo può diventare troppo “corretto”.


Il concept: dichiarato più che incarnato

Il racconto c’è. Ed è chiaro.

Trasformazione. Tempo. Identità.

Ma la domanda resta: quanto questo percorso si sente davvero nella musica?

In alcuni momenti sì. Soprattutto quando la struttura si rarefa, quando il tempo si dilata davvero, quando il suono sembra sospendersi.

In altri passaggi, invece, il concept resta sullo sfondo. Più detto che costruito.

Non è un problema raro. Anzi. Molti dischi “concettuali” si fermano qui.

Eterea prova ad andare oltre. Non sempre ci riesce.


Un equilibrio che convince… a tratti

Il valore del disco sta nella sua coerenza.

Spinello non cerca scorciatoie. Non cerca l’effetto. Non cerca il consenso immediato.

Questo è un merito netto.

Ma proprio per questo, il disco chiede di più anche a se stesso.

Quando funziona, Eterea è un lavoro elegante, pensato, credibile. Quando si appoggia troppo alle proprie intenzioni, perde incisività.


Conclusione

Eterea è un disco serio. E oggi non è scontato.

Non è un punto di arrivo, ma un passaggio. Un tentativo consapevole di costruire un linguaggio personale tra jazz, musica contemporanea e scrittura intima.

Non tutto è risolto. Ed è giusto così.

Perché i dischi davvero interessanti non sono quelli perfetti. Sono quelli che restano aperti.

Eterea – Sonia Spinello
Eterea
Sonia Spinello
Editor’s Pick
Label: Abeat Records Year: 2026 Tracks: 10

Tracklist

1. Mirrors – 10:08
Sonia Spinello / Erik Satie (Gnossienne n.3) 2. Nothing is like before – 06:08
Sonia Spinello / Jeroen van Veen 3. Kibou – 05:12
Sonia Spinello, Sonia Candellone 4. Where are you? – 03:36
Sonia Spinello / Erik Satie (Gymnopédie n.1) 5. She – 05:31
Sonia Spinello / Graham Fitkin 6. Dragonfly – 02:13
Sonia Spinello / Graham Fitkin 7. Time don’t move – 02:50
Sonia Spinello / Graham Fitkin 8. Ego ibi tibi ero – 05:49
Sonia Spinello, Sonia Candellone 9. Eterea – 09:21
Sonia Spinello, Sonia Candellone 10. Ma réalité – 03:45
Sonia Spinello

Credits

Sonia Spinello – voice Sonia Candellone – piano Achille Succi – bass clarinet (tracks 1, 3, 9) Daniele Di Bonaventura – bandoneon (tracks 8, 10) Piotr Schmidt – trumpet (tracks 2, 5, 6)

Liner Notes

Eterea
Released April 17, 2026.
Recorded at Artesuono Recording Studio, Cavalicco (UD), July 8–9, 2025.

Recording, Mixing & Mastering: Stefano Amerio
Liner Notes: Mario Caccia
Cover Painting: Milva Zanetta
Graphics: Sonia Spinello
Booklet Design: Marina Barbensi
Produced by Sonia Spinello for Abeat Records
Photo: Luca A. d’Agostino / Phocus Agency

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JiF/MLF


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