Sei pronto a immergerti nel sound del momento?
Benvenuto in Find Your Swing, la tua bussola per navigare tra le nuove uscite discografiche di aprile 2026.
Qui non troverai una semplice lista, ma una selezione accurata dei migliori album, EP e singoli del jazz, scelti con passione e competenza. Ogni brano che ti segnaliamo è accompagnato da un nostro commento, per darti un assaggio autentico di ciò che ti aspetta.
Prima, però, partiamo con i dischi che abbiamo maggiormente approfondito, gli…
Editor Pick’s
Come navigare?
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Siamo sicuri che in questa selezione troverai il tuo prossimo brano preferito.
Dal maggio 2019 ci dedichiamo a selezionare e segnalare la migliore musica del tuo genere preferito.
Se desideri consultare le pubblicazioni dei periodi precedenti, puoi richiederle inviandoci una mail.
Aprile 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 1° al 5 Aprile
Per chi cerca un viaggio sonoro tra radici folkloriche e futurismo musicale, dove la voce diventa ponte tra tradizione e innovazione.
Antónima: un manifesto di identità, mitologia e ibridazione sonora
Con Antónima, Sofía Rei conferma il suo ruolo di pioniera nel panorama musicale contemporaneo, offrendo un album che si muove tra folk latinoamericano, jazz, pop alternativo ed elettronica. In uscita il 3 aprile 2026 per GroundUp Music, il disco è il frutto di una visione artistica che unisce tradizione ancestrale e sperimentazione futurista, un dialogo tra passato e futuro che si riflette sia nei testi che nelle sonorità.
Al centro del progetto, una collettività di voci femminili che rappresentano l’anima panamericana: da Gaby Moreno a Daymé Arocena, da Mireya Ramos a Xenia Rubinos, fino alle argentine Mariana Baraj, Charo Bogarín e Juana Luna. Ogni artista porta con sé una storia unica, contribuendo a creare un tappeto sonoro vibrante, dove le melodie folk si intrecciano con tessiture jazzistiche e sfumature elettroniche.
I temi affrontati sono profondamente personali e universali: dall’empowerment femminile alla solitudine, dall’identità migrante all’indifferenza politica, fino ai paradossi del mondo digitale. Antónima non è solo un album, ma un manifesto culturale, un invito a riflettere su come la musica possa essere strumento di connessione, resistenza e trasformazione. Un lavoro che celebra la complessità e dimostra come l’arte, quando nasce dalla condivisione e dalla ricerca, possa diventare un ponte tra generazioni, culture e visioni del mondo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che sappia essere intimo, cinematografico e profondamente evocativo.
Hilary Geddes – “Redleaf”: un viaggio sonoro tra memoria, luogo e interiorità
Con “Redleaf”, la chitarrista e compositrice Hilary Geddes ci regala un album che è cronaca di un’evoluzione: quattro anni di trasformazioni, lockdown e rinascite, catturati in otto tracce che respirano di lyrical interplay e atmosfere ricche. Dopo il successo di “Parkside” (ABC Jazz, 2021), che le valse una nomination agli AIR Awards, Geddes torna con un lavoro che conferma la sua capacità di fondere improvvisazione jazzistica, tessiture cinematografiche e paesaggi armonici guidati dalla chitarra.
Un quartetto in perfetta sintonia
Accompagnata dal pianista Matthew Harris, dal contrabbassista Max Alduca e dal batterista Alexander Inman-Hislop, Geddes tesse un dialogo musicale coeso e suggestivo. Brani come “Under Oaks, Not Olives” e “After Rain” sono poesie strumentali, dove i looping motifs della chitarra si intrecciano con armonie avvolgenti e ritmi che sembrano raccontare storie di luoghi e memorie. La registrazione, curata da Laurence Pike e mixata da Bob Scott, cattura tutta la profondità e la spaziosità di una musica che si svela piano, come un slow-burning journey.
Un album nato tra isolamento e rinascita
Scritto durante i lockdown e i primi anni post-pandemia, “Redleaf” riflette quel senso di espansione e stasi che ha caratterizzato l’epoca. Geddes descrive la sua musica come un “slow brew”, un processo di sedimentazione dove ogni nota, ogni texture, porta con sé il peso e la leggerezza di un’esperienza collettiva. Il brano “Three Five Ten”, arricchito da una field recording di Redleaf Beach, è un esempio perfetto di come il disco sappia fondere suono e luogo, trasformando la musica in un diario sonoro.
Perché “Redleaf” è un ascolto indispensabile
In un panorama musicale spesso dominato dalla fretta, “Redleaf” chiede tempo e attenzione. È un album che respira, che si svela strato dopo strato, rivelando una maturità artistica che sa abbracciare rischio, libertà e storytelling collettivo. Hilary Geddes ci ricorda che il jazz, quando è autentico, non è solo tecnica: è racconto, condivisione, esplorazione.
Ascoltalo come si sfoglia un libro di fotografie: ogni traccia è un’immagine, ogni nota un ricordo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un incontro magico tra la tradizione brasiliana e il jazz visionario di oggi.
Adrian Younge e Ali Shaheed Muhammad – Antonio Carlos & Jocafi JID026
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Antonio Carlos & Jocafi – “JID026”: quando Bahia incontra Los Angeles
Dopo oltre cinquant’anni di musica, il duo leggendario Antonio Carlos & Jocafi torna con un progetto che è insieme omaggio alle radici e sguardo al futuro. “JID026”, prodotto da Adrian Younge e Ali Shaheed Muhammad per la serie Jazz Is Dead, è un ponte sonoro tra Salvador de Bahia e Los Angeles, tra samba, funk e jazz psichedelico. Un incontro che, come raccontano gli stessi artisti, è stato “come ritrovare famiglia”: un processo creativo istintivo, fatto di improvvisazione, complicità e una chimica immediata.
La storia di due pionieri
Tutto inizia a Salvador, alla fine degli anni ’60, quando Antonio Carlos e Jocafi iniziano a comporre insieme, fondendo le tradizioni popolari di Bahia con il pulsare moderno di samba, funk e MPB. Il loro esordio, “Muita Zorra!” (1971), regala al Brasile un inno come “Você Abusou”, uno dei brani più reinterpretati della musica popolare brasiliana. Da allora, la loro arte si è distinta per la capacità di raccontare la vita quotidiana, l’umorismo e le lotte della gente di Bahia, trasformando l’ordinario in universale.
Un album nato dall’improvvisazione
Registrato a Los Angeles, “JID026” cattura l’energia di un incontro spontaneo: Younge e Muhammad hanno invitato il duo con poche idee di base, lasciando che la musica prendesse forma sul momento. Il risultato è un disco dove l’organico e l’elettronico si fondono senza sforzo, tra chitarre nylon, sassofoni ipnotici, bassi elettrici avvolgenti e percussioni che richiamano il mare di Bahia. Brani come “Rala-Bucho”—con i suoi cori festosi e i testi in portoghese dialettale—o “Menina Do Tororó” sono viaggi sonori che uniscono il passato e il presente, la tradizione e l’innovazione.
Una collaborazione che supera i confini
Oltre al nucleo storico, il disco vede la partecipazione di musicisti come Leo Costa (batteria), Gibi Dos Santos (percussioni) e Loren Oden (voce in “Nunca Mais” e “Loca Pasión”), arricchendo ulteriormente la tavolozza sonora. Ogni traccia è un dialogo, un abbraccio musicale tra culture, generazioni e sensibilità diverse. “Um Abraço No Adrian”, ad esempio, è un tributo affettuoso a Younge, mentre “Tá Com Medo Por Quê?” gioca con ritmi sincopati e testi ironici, tipici dello stile del duo.
Perché “JID026” è un ascolto necessario
In un’epoca in cui la musica globale rischia di omologarsi, “JID026” è una celebrazione della diversità. È un disco che ride, piange, balla e riflette, proprio come la vita che racconta. Antonio Carlos & Jocafi, con la complicità di Younge e Muhammad, ci ricordano che la vera magia nasce quando si lascia spazio all’imprevisto, quando si ascolta il cuore più che le regole. La loro musica non è solo suono: è storia, identità, resistenza.
Ascoltalo come si ascolta una storia intorno a un fuoco: con meraviglia, partecipazione e la certezza che, alla fine, ne uscirai cambiato.
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Per chi cerca un jazz che unisce la tradizione di New Orleans alla raffinatezza del quartetto moderno
Reflections: l’arte del sax alto tra groove, lirismo e omaggio a Charlie Parker
Reflections è il nuovo album del sassofonista Jesse Davis, un musicista che incarna lo spirito di Charlie Parker e la tradizione di New Orleans, ma con una voce personale e inconfondibile. Davis, residente a Verona da vent’anni, porta in questo lavoro tutta la sua esperienza internazionale, affiancato da un quartetto di eccezione: Spike Wilner al piano, John Webber al contrabbasso e Lewis Nash alla batteria.
Il disco si snoda attraverso sette brani che spaziano dal blues malinconico (Blue Autumn) al funk coinvolgente (Funk Sugo), passando per riflessioni intime (Reflections) e omaggi alla città natale (Do You Know What It Means To Miss New Orleans). Ogni traccia è un dialogo tra tradizione e innovazione, dove il sax di Davis — fluido, ricco di armonie e ritmicamente vitale — si intreccia con la precisione e la sensibilità dei suoi compagni.
Reflections è un album che celebra la musica come esperienza di vita, un viaggio tra emozioni e ricordi che dimostra come il jazz, quando suonato con passione e maestria, sappia sempre parlare direttamente al cuore. Un ascolto che avvolge e commuove, perfetto per chi cerca un jazz che unisce tecnica, anima e groove.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz vocale che unisce intimità, poesia e un tocco di nostalgia
Daphne Roubini & Black Gardenia – Whisky Scented Kisses
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Whisky Scented Kisses: canzoni che profumano di malinconia e passione
Whisky Scented Kisses è il nuovo album di Daphne Roubini, cantante, compositrice e leader dei Black Gardenia, un progetto che fonde jazz, canzone d’autore e un’atmosfera da late-night club. Il disco, registrato ai Warehouse Studios di Vancouver, è un viaggio tra emozioni contrastanti: dalla dolcezza malinconica di Minor Mood (nata da un messaggio tra Daphne e il multi-strumentista Chris Davis) alla febbre dell’innamoramento di Am I Crazy?, arrivata in sogno e subito trasformata in canzone.
Con una band di prim’ordine — tra cui Paul Pigat e Stephen Nikleva alle chitarre, Brad Turner ai fiati e Jeremy Holmes al contrabbasso — Daphne Roubini dà voce a storie di amore, perdita e rinascita. Ogni brano è un ritratto intimo, dove la voce calda e avvolgente della cantante si intreccia con arrangiamenti raffinati e testi che colpiscono per onestà e poesia. Tra i momenti più intensi, spiccano Whisky Scented Kisses, There’s Always Tomorrow e You Leave Me Breathless, canzoni che catturano l’essenza della solitudine e della speranza.
Whisky Scented Kisses è un album che sa di whisky, di notti lunghe e di baci rubati, un lavoro che celebra la fragilità umana e la bellezza delle emozioni imperfette. Un ascolto perfetto per chi cerca un jazz che parla al cuore, con eleganza, sincerità e un pizzico di magia.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz vocale che unisce intimità, poesia e un tocco di nostalgia
Three Track Mind: un trio, infinite possibilità
Three Track Mind è la nuova avventura musicale di Gary Versace, tastierista eclettico e raffinato, affiancato dal bassista François Moutin e dal batterista Rudy Royston. Un album che nasce dall’incontro di tre musicisti che, pur non avendo mai suonato insieme prima di questa sessione, trovano subito una sintonia rara, fatta di ascolto reciproco e libertà espressiva.
Il disco, in uscita il 3 aprile 2026, rivisita classici come Autumn Leaves e Stella By Starlight con un approccio fresco e personale, alternandoli a composizioni originali che esplorano territori sonori inediti. Versace, noto per la sua versatilità tra piano, organo e fisarmonica, guida il trio con un tocco espressivo e una sensibilità armonica che trasforma ogni brano in una conversazione intima e vibrante.
Three Track Mind è la dimostrazione che, quando c’è fiducia e complicità, la musica può diventare un viaggio senza confini, dove ogni nota è una scoperta e ogni improvvisazione un racconto. Un disco che celebra la magia dell’incontro e la bellezza dell’istante.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz vocale che unisce intimità, poesia e un tocco di nostalgia
Dynasty (vol.2): la musica come eredità e rinascita
“Dynasty (vol.2)” è molto più di un album: è un tributo vivente alla famiglia Fuller, una celebrazione della musica come linguaggio di amore e resilienza. Tia Fuller, sassofonista e vocalista di fama internazionale, e la sorella Shamie Fuller-Royston al pianoforte, portano avanti l’eredità dei genitori, Elthopia e Fred Fuller, che negli anni ’70 fondarono la Fuller Sound Family Band. Dopo la scomparsa della madre nel 2022, Tia ha scelto di cantare per onorarne l’arte, mentre il padre rimane una presenza ispiratrice costante. Questo disco è un ponte tra passato e presente, tra le canzoni che la famiglia suonava insieme e nuove composizioni nate da quel patrimonio affettivo.
Tra tradizione e innovazione
I brani di “Dynasty (vol.2)” spaziano dalla dolcezza di Momma Said alla vitalità di Black Viking, passando per l’omaggio colto di Ode to Bach e la serenità di Summer in Central Park. Ogni traccia è un capitolo di una storia familiare, dove il sassofono di Tia e il pianoforte di Shamie si intrecciano con una complicità che solo chi ha condiviso la musica fin da bambino può avere. La registrazione, realizzata al Klavierhaus di New York, cattura tutta l’intimità e l’energia di un progetto che è insieme personale e universale.
La forza dei legami
Ascoltare “Dynasty (vol.2)” significa entrare in un mondo dove la musica è casa, rifugio e celebrazione. È un disco che parla di radici, di come il passato possa nutrire il futuro, e di come l’arte sia il filo che tiene unite le generazioni. In un’epoca in cui tutto sembra effimero, i Fuller ci ricordano che la vera innovazione nasce dall’ascolto, dalla memoria e dall’amore per ciò che si fa insieme.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un omaggio intimo e audace ai Pink Floyd, dove la voce, il pianoforte e il contrabbasso ridisegnano la magia di un mito con delicatezza e profondità.
Kathya West, Alberto Dipace, Danilo Gallo, Francesco Bearzatti – The Last Coat of Pink
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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The Last Coat of Pink: After, un tributo che diventa rinascita
Con “The Last Coat of Pink – After”, il trio formato da Kathya West (voce), Alberto Dipace (piano) e Danilo Gallo (contrabbasso) — affiancati dal sassofonista Francesco Bearzatti — riaccende la poesia dei Pink Floyd in una veste acustica, intima e sorprendentemente attuale. Dopo il successo del primo capitolo e la reinterpretazione di Björk, il progetto si arricchisce di quattro inediti, tra cui spicca “Incarceration of a Flower Child”, brano scritto da Roger Waters per Syd Barrett nel 1968 e mai inciso dalla band. Una perla dimenticata che il trio restituisce alla luce, a 80 anni dalla nascita e 20 dalla scomparsa di Barrett, con una sensibilità che onora la fragilità geniale del fondatore dei Pink Floyd.
L’EP, nato come complemento digitale all’LP celebrativo per i 60 anni della band, trasforma l’attesa in arte: dalle atmosfere sospese di “Is There Anybody Out There?” alla malinconia universale di “Us and Them”, ogni traccia respira nuova vita, grazie a arrangiamenti che esaltano la voce calda di Kathya West e il dialogo tra pianoforte, contrabbasso e i sassi lunari di Bearzatti. Un lavoro che non si limita a ricordare, ma rivive e reinventa, dimostrando che anche le canzoni più iconiche possono trovare nuove anime. Un viaggio nel tempo, dove il passato diventa presente, e la musica un ponte tra generazioni.
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Aprile 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 6 al 12 aprile
Per chi cerca un jazz che unisce virtuosismo, groove e maturità espressiva.
Rémi Bolduc – Le Bolduc Groove Quintet
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Le Bolduc Groove Quintet – Rémi Bolduc: Un nuovo capitolo del jazz canadese
Con Le Bolduc Groove Quintet, il sassofonista Rémi Bolduc segna una nuova tappa nella sua carriera, consolidando il suo ruolo come una delle figure più influenti del jazz canadese. Il dodicesimo album, in uscita il 9 aprile, celebra quarant’anni di innovazione e dedizione alla musica, con un repertorio che fonde virtuosismo strumentale, profondità compositiva e un groove coinvolgente.
Bolduc, coordinatore del Dipartimento di Jazz alla Schulich School of Music di McGill, è noto per la sua ricerca sonora e la collaborazione con giganti del jazz internazionale come Kenny Werner, Marc Johnson e Jerry Bergonzi. In questo progetto, si circonda di Chantel de Villiers (sassofono tenore e voce), Nick Semenykhin (chitarra), Ira Coleman (contrabbasso) e Rich Irwin (batteria), creando un ensemble che unisce energia, raffinatezza e dialogo musicale.
L’album è un omaggio alla tradizione e un passo verso il futuro, per chi cerca un jazz che emoziona, sorprende e ispira.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che esplora atmosfere misteriose e forme sonore in continua evoluzione.
Areas – Nick Fraser Trio: Un viaggio tra elettronica, lirismo e improvvisazione
Con Areas, il batterista e compositore torontese Nick Fraser torna con il suo acclamato trio—Tony Malaby al sassofono e Kris Davis al pianoforte—arricchito da interludi elettronici di John Kameel Farah. In uscita il 10 aprile per Elastic Recordings, l’album abbandona la dinamica esuberante del precedente Zoning (2019) per abbracciare atmosfere rarefatte, forme erratiche e momenti di puro lirismo.
Le composizioni di Fraser sfruttano appieno la gamma sonora del trio, passando da silenzi sospesi a esplosioni energetiche, mentre gli interventi di Farah—costruiti su scambi processati tra Malaby e Fraser—creano mirage elettronici che avvolgono il disco in un’aura di mistero e suggestione. Areas è un equilibrio perfetto tra impatto viscerale e fascino intellettuale, per chi cerca un jazz che sorprende e affascina.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un universo vocale che unisce ancestralità, sperimentazione e un messaggio di speranza, dove la voce diventa orchestra, preghiera e abbraccio collettivo.
Vocàlia: un’orchestra di voci per un inno alla vita e al futuro
Vocàlia, quarto album di Carolina Bubbico, è un atto d’amore verso la vita: un messaggio di speranza dedicato alla figlia Nina e a tutti i bambini del futuro. Nato durante la maternità, un’esperienza che ha aperto porte a nuove emozioni e a una rinascita creativa, il disco trasforma la voce in strumento di connessione, identità e trasformazione.
Il termine Vocàlia, radicato nel latino, richiama le vocali, suoni essenziali del linguaggio, e diventa qui un mondo poetico dove la voce assume un ruolo centrale, espansivo e corale. Carolina, con quindici anni di esplorazione del canto d’insieme e delle performance con loop station, crea un arrangiamento vocale che è coeso, moderno e ricco, dove ogni linea melodica sostiene e arricchisce l’altra.
L’album è un tappeto sonoro in cui le armonie vocali diventano architettura collettiva, un gioco tra verticalità e orizzontalità, dove ogni voce si intreccia come i fili di un pizzo all’uncinetto, metafora di un sapere tramandato. I testi, scritti con Becca Stevens, Greta Panettieri e Giuseppe Anastasi, esplorano temi di rinascita, fiducia e amore per la vita. Tra gli ospiti, Becca Stevens in Everlove e il percussionista finlandese Abdissa Assefa, che arricchisce il paesaggio ritmico con sonorità globali.
Prodotto da Filippo Bubbico, Vocàlia è un album che supera i confini del genere, unendo tradizione e sperimentazione in un abbraccio sonoro che celebra femminilità, ancestralità e la gioia di creare insieme. Un ascolto che nutre l’anima.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un incontro tra l’improvvisazione jazzistica e la profondità della musica da camera.
Brian Dickinson with the Penderecki String Quartet Featuring Kelly Jefferson and Jim Vivian – October Song
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
10
October Songs: un ponte tra jazz e classicismo
Brian Dickinson, pianista e compositore da sempre affascinato sia dal jazz che dal repertorio classico, realizza un progetto che unisce la libertà dell’improvvisazione alla precisione della musica da camera. L’album nasce dalla collaborazione con il Penderecki String Quartet e due storici compagni di viaggio, Kelly Jefferson al sassofono e Jim Vivian al contrabbasso. Il risultato è una suite dove il pianoforte, le corde e il fiato si intrecciano in un dialogo intimo e sofisticato, come se un quartetto d’archi incontrasse la sensibilità di un trio jazzistico.
Una partitura aperta all’ascolto
I brani, come Autumn Glow e la trilogia October Songs, sono scritti con una struttura che lascia spazio all’interpretazione e all’ascolto reciproco, proprio come accade nelle migliori performance cameristiche. Dickinson, che ha sempre amato la musica da camera per la sua capacità di fondere individualità e unità, qui porta questa filosofia nel jazz: ogni musicista contribuisce con la propria voce, ma il risultato è un tutto organico, dove l’improvvisazione diventa parte di una narrazione collettiva.
La bellezza delle stagioni musicali
“October Songs” è un disco che parla di transizioni, di colori autunnali e di rinascite, come suggerisce il titolo e il brano Spring Sprung In. È musica che invita all’ascolto attento, che si svela piano piano, come una passeggiata in un bosco d’ottobre. In un’epoca in cui i generi sembrano sempre più distanti, Dickinson ci ricorda che la vera arte nasce dall’incontro, dalla curiosità e dalla volontà di superare i confini.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz intimo e dialogico, dove il pianoforte di una leggenda canadese incontra i sassofoni dei più grandi improvvisatori contemporanei.
Make Someone Happy: un viaggio tra swing, malinconia e la magia delle grandi canzoni d’amore
Make Someone Happy è il nuovo album del pianista e cantante Danny Sinoff, un tributo appassionato alle canzoni che parlano di amore, perdita e gioia. Prodotto dal batterista Ulysses Owens Jr. e registrato con un ensemble di prim’ordine — tra cui Ben Wolfe, Dan Wilson, Jerry Weldon, Joe Magnarelli e Benny Benack III — il disco nasce da un incontro artistico e da una condivisione profonda della musica che racconta le emozioni più intense.
Le undici tracce, tra cui Taking A Chance On Love, I Left My Heart In San Francisco, Mood Indigo e Sorry Seems to Be the Hardest Word, sono interpretazioni fresche e sentite di classici che spaziano tra swing, blues e ballad, con un tocco personale che unisce eleganza jazzistica e calore emotivo. Sinoff, alla voce e al pianoforte, guida l’ascoltatore in un viaggio tra ricordi, speranze e malinconie, sostenuto da un ritmo travolgente e da assoli memorabili.
Make Someone Happy è un album che celebra la bellezza delle grandi melodie, perfetto per chi cerca una musica che scalda il cuore e fa ballare l’anima. Un lavoro che dimostra come il jazz vocale, quando è suonato con passione e maestria, possa essere sia intimo che festoso, un abbraccio sonoro per chi ama le storie raccontate con note e parole.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz dove ritmo e melodia si intrecciano in narrazioni avvolgenti
Olivier Le Goas – The Chaining Loops
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
10
The Chaining Loops: un viaggio tra poliritmie, groove e lirismo
Con “The Chaining Loops”, Olivier Le Goas guida Ensemble Pulse in un viaggio tra composizione sofisticata e improvvisazione collettiva. Cinque brani originali, registrati a Parigi, intrecciano metri complessi, groove avvolgente e melodie memorabili, creando un jazz che unisce struttura e libertà.
Dalla ciclicità del titolo The Chaining Loops alla densità di Friction, fino alla luminosità di Light in the Sky, l’album si muove con naturalezza tra passaggi ensemble e assoli esposti. Le Goas, formatosi tra Europa e New York, dimostra come la complessità ritmica possa convivere con l’immediatezza emotiva.
Un disco che celebra l’ascolto, la condivisione e la gioia di suonare insieme, ricordandoci che la vera innovazione nasce dall’equilibrio.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca una musica che esplora prospettive umane e cicli esistenziali, tra jazz-rock scandinavo e sperimentazione elettronica.
Viewpoint – People In Orbit: Un viaggio tra punti di vista e cicli di vita
Con Viewpoint, il quintetto svedese People In Orbit approfondisce il tema delle prospettive umane e di come queste plasmino la nostra visione del mondo. In uscita il 10 aprile 2026 per April Records, l’album è il seguito del celebrato Close/Away (2023) e si articola attorno a una suite in quattro movimenti, “Cycles”, composta a partire da una partitura grafica. Ogni sezione rappresenta una fase della vita umana e il suo rapporto con il mondo circostante, mentre i brani Synchronized Whalestuff e Spinning Downwards adottano punti di vista inusuali: quello di balene negli abissi e di una foglia che cade, lentamente, verso terra.
Musicalmente, Viewpoint fonde jazz-rock moderno, elettronica e l’eredità delle formazioni scandinave degli anni ’60, creando un suono che è contemporaneo e radicato nella tradizione. Il gruppo, formato da tromba, sassofono, piano, contrabbasso e batteria, costruisce paesaggi sonori stratificati, dove l’improvvisazione e la composizione si intrecciano in un dialogo continuo.
Un disco riflessivo e immersivo, per chi cerca una musica che interroga, emoziona e invita a guardare il mondo da angoli inediti.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca una musica che trasforma il dolore in bellezza.
In the Wake of Blue – Lis Wessberg: Un inno alla rinascita
Con In the Wake of Blue, la trombonista danese Lis Wessberg inaugura un capitolo intimo e personale, riflettendo su transitorietà, amore e trasformazione. In uscita il 10 aprile 2026 per April Records, l’album unisce il suo trombone espressivo alla voce di Veronika Rud e a un quartetto d’archi, creando un dialogo tra jazz scandinavo, melodia e poesia.
I brani, come The Promise, Longing e The Endless Thread, esplorano la capacità della musica di far emergere vita e bellezza anche dal “blues” esistenziale. La scrittura di Wessberg, ricca di lirismo e profondità, si avvale di arrangiamenti per archi che amplificano l’emozione e la delicatezza di ogni composizione.
Registrato tra The Village Recording e Wooden Box Studio, il disco è un viaggio tra ombra e luce, dove ogni nota diventa un passo verso la rinascita. Un ascolto necessario per chi crede che la musica possa curare e ispirare.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce tradizione e sperimentazione, tra dialoghi improvvisativi e profondità emotiva.
Marc Copland, Drew Gress e Phil Haynes – Triological
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
10
Triological: un incontro di menti creative al servizio della musica
Triological è molto più di un album: è un manifesto di libertà espressiva, un progetto che nasce dall’incontro tra tre musicisti d’eccezione—Marc Copland, Drew Gress e Phil Haynes—ogniuno con una voce distintiva, ma uniti da una complicità artistica rara. Il disco, pubblicato per la prestigiosa Sunnyside Records, si muove tra improvvisazione pura e composizione raffinata, offrendo un jazz che è al tempo stesso intimo e universale.
Le tracce, registrate con una freschezza quasi live, catturano l’essenza di un dialogo musicale in cui ogni nota sembra nascere sul momento, ma è frutto di anni di esperienza e ascolto reciproco. Copland, con il suo tocco pianistico sospeso tra lirismo e astrattezza, si intreccia con il basso di Gress—solido e poetico—e la batteria di Haynes, che gioca con ritmi spezzati e groove ipnotici. Il risultato è una musica che respira, che si evolve ad ogni ascolto, rivelando nuovi dettagli e sfumature.
Triological è un invito a riscoprire il jazz come arte del momento, come linguaggio che unisce senza bisogno di parole. Un disco che, nella sua apparente semplicità, nasconde una complessità emotiva capace di parlare a chiunque abbia mai sentito il bisogno di perdersi—e ritrovarsi—nella musica.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz-fusion che unisce raffinatezza compositiva, groove travolgente e una narrativa musicale ricca di sfumature
Modern Times Ensemble ft. Mike Mainieri – UP!
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
10
UP!, un viaggio tra sofisticazione e energia urbana
Con UP!, il Modern Times Ensemble guidato dal chitarrista e compositore Paolo Montrone compie un passo avanti decisivo, confermando la sua capacità di fondere jazz, fusion, soul e suggestioni cinematografiche in un linguaggio musicale contemporaneo e riconoscibile. L’album, arricchito dalla partecipazione di Mike Mainieri (fondatore degli Steps Ahead) e di altri ospiti di rilievo internazionale come Allen Hinds, Travis Carlton e Paul Booth, è un tuffo in un universo sonoro dove la complessità degli arrangiamenti si sposa con l’immediatezza del groove.
Dalle atmosfere cosmiche di Golden Key all’ironia quotidiana di Royal Pillow, passando per la reinterpretazione di Come Together dei Beatles, UP! si muove con naturalezza tra soul-funk, shuffle swinganti e energia metropolitana, guidato dalla chitarra narrativa di Montrone e dalle voci avvolgenti di Ursula Gerstbach. I testi, ironici e riflessivi, invitano a guardare il mondo contemporaneo con uno sguardo lucido e umano, mentre la sezione ritmica — con Itaiguara Brandão al basso e Adam Alesi alla batteria — tiene sempre viva la pulsazione.
Registrato tra Los Angeles, New York, Roma, Vienna e Zurigo, l’album è una produzione calda e profonda, pensata per premiare sia l’ascolto attento che l’impatto emotivo immediato. Un disco per chi cerca una musica che unisce intelligenza compositiva, energia dal vivo e una narrazione sempre coinvolgente.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
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Aprile 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 13 al 19 aprile
Per chi cerca un jazz intimo e camaleontico, dove la musica di Wayne Shorter viene ridisegnata attraverso il dialogo essenziale di sax e pianoforte.
Gigi Sella & Paolo Vianello – Infant Eyes
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Infant Eyes, un omaggio delicato e profondo a Wayne Shorter
Con Infant Eyes, il sassofonista Gigi Sella e il pianista Paolo Vianello rendono omaggio a Wayne Shorter, uno dei più grandi compositori del jazz moderno, attraverso una rilettura in duo che valorizza lo spazio e il silenzio. Senza la sezione ritmica, ogni brano — da Ana Maria a Night Dreamer, da Fee-Fi-Fo-Fum alla title track — diventa un dialogo intimo, dove la liricità del sax soprano di Sella si intreccia con la sensibilità armonica di Vianello.
Registrato in una sola giornata agli Artesuono Recording Studios, l’album è il frutto di un lungo lavoro di ascolto e ricerca, in cui ogni nota è pesata, ogni pausa diventa parte della narrazione. Il risultato è una musica che respira, che invita alla riflessione e che, pur nel rispetto della tradizione, sa trovare una voce nuova e personale. Un disco per chi cerca un jazz che emoziona senza urlare, che parla all’anima con delicatezza e profondità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca una musica che unisce la tradizione polifonica corsa alla libertà espressiva del jazz e del folk mediterraneo
Stéphane Casalta – Canti a Lucendiluna
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Canti a Lucendiluna, un viaggio tra terra, cielo e memoria
Canti a Lucendiluna è l’album postumo di Stéphane Casalta, un artista che ha saputo fondere la tradizione musicale corsa con una sensibilità aperta al mondo, creando un linguaggio unico e personale. Registrato con il Gruppo Vocale Armoniosoincanto, il chitarrista Luca Falomi e la cantante Rosela Libertad, il disco è un testamento artistico che raccoglie brani composti da Casalta stesso, oltre a tradizioni sefardite e omaggi a Claude Nougaro.
Dalle polifonie avvolgenti di Destini di Corsica alla delicatezza di La rosa enflorece, ogni traccia è un dialogo tra voci, chitarre e percussioni, dove la purezza della tradizione si incontra con la libertà dell’improvvisazione. La voce di Casalta, calda e narrativa, si intreccia con quella di Libertad e con le armonie del coro, mentre Falomi arricchisce il tutto con arrangiamenti raffinati e tocchi jazzistici.
Un album che parla di amore, terra e spiritualità, dove la musica diventa ponte tra culture e generazioni. Un ascolto per chi cerca un suono che commuove, unisce e celebra la bellezza delle radici senza mai smettere di guardare lontano.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce la potenza del sassofono baritono alla libertà dell’improvvisazione
Jimmy Farace – Big Shoulders, Big Sounds
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Big Shoulders, Big Sounds: un trio di sassofono baritono tra groove, rischio e omaggi al passato
Big Shoulders, Big Sounds è il nuovo album del sassofonista Jimmy Farace, un trio crudo e vibrante con Clark Sommers al contrabbasso e Dana Hall alla batteria. Radicato nella tradizione del sassofono baritono e nella scena di Chicago, il disco bilancia tradizione e rischio, offrendo un suono potente, improvvisazioni audaci e composizioni originali che si alternano a rispettosi omaggi al passato.
Tra i brani spiccano Decorah’s Dance, Prophetic Dreams e Three Headed Dragon, ognuno dei quali racconta una storia di energia, dialogo e ricerca sonora. Farace, Sommers e Hall creano un paesaggio musicale in cui ogni nota è un equilibrio tra forza e delicatezza, tra groove e libertà.
Big Shoulders, Big Sounds è un album che celebra il jazz come atto di coraggio, perfetto per chi cerca una musica che sorprende, emoziona e invita all’ascolto attento. Un lavoro che dimostra come il trio, quando nasce dalla complicità e dalla passione, possa diventare un veicolo di pura espressione.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce tradizione e innovazione, dove tre maestri del genere esplorano standard e contrafacts con improvvisazione collettiva, groove e una profondità senza tempo.
Misterioso: un trio di leggende tra standard, swing e pura magia jazz
Misterioso è un documento eccezionale di un incontro tra tre giganti del jazz contemporaneo: il bassista Orlando le Fleming, il sassofonista Mark Turner e il batterista Jeff ‘Tain’ Watts. L’album, registrato senza overdub né editing, cattura l’essenza dell’improvvisazione collettiva, con un repertorio che spazia tra standard, contrafacts e un omaggio a Tom Harrell, tutto reinterpretato con freschezza, profondità e una chimica unica.
Il disco si apre con la versione essenziale del tema di Thelonious Monk che dà il titolo all’album, per poi passare a Yesterdays in un metro dispari che ispira improvvisazioni melodiche avvincenti, e a Lazy Bird di Trane, dove un assolo introduttivo di Turner sfocia in un calypso gioioso e poi in un dialogo infuocato tra i tre. Countdown è un tributo al post-bop, mentre Sunday porta una dimensione gospel, e i contrafacts Oraeze Nri e Dingle Dangle mostrano la personalità unica di Turner e Watts, sostenuti dalle linee di basso magistrali di le Fleming.
Misterioso è un **testimonio di come il jazz, quando è suonato con maestria e passione, possa essere sia radicato nella tradizione che proiettato nel futuro. Un album che celebra l’arte dell’ascolto, del rischio e della condivisione, perfetto per chi cerca una musica che emoziona, sorprende e rimane nel tempo. Un incontro di leggende, dove ogni nota è pura magia.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz vocale che unisce intimità, storytelling e improvvisazione.
Heartshaped: un album di canzoni, empatia e jazz senza confini
Heartshaped è il sesto album della cantante e compositrice danese Lilly Hertzman, un lavoro profondamente personale che affonda le radici in oltre un decennio di scrittura. Registrato a New York con un quartetto d’eccezione — il pianista Aaron Parks, il bassista Thomas Morgan e il batterista Jongkuk Kim — il disco esplora temi di connessione, impermanenza e attenzione, sia verso sé stessi che verso gli altri e il mondo naturale.
Le otto tracce, scelte tra dodici registrazioni realizzate in soli due giorni al Clubhouse Recording Studio, sono canzoni inedite scritte nel 2014 e finalmente portate alla luce con freschezza e tempismo. La musica si muove con fluidità tra jazz, songwriting e narrazione lirica, sostenuta da un ensemble che ascolta e risponde con fiducia, spazio e sensibilità. Parks offre un ancoraggio armonico ed emotivo, mentre Morgan e Kim accompagnano con tono distintivo e ritmo attento, lasciando che ogni canzone si svolga con chiarezza e pazienza.
Tra i momenti più intensi, spiccano la speranza luminosa di Heartshaped, le ombre notturne di The Calling e In the Sound of the Night, e l’intimità commovente di Big Heart, dove dolore e generosità si intrecciano. Heartshaped non offre risposte, ma ascolta con attenzione, lasciando che ogni brano arrivi nel suo tempo.
Un album che celebra la bellezza dell’ascolto, perfetto per chi cerca una musica che parla al cuore, con grazia, profondità e una voce unica. Un lavoro che dimostra come il jazz vocale, quando nasce dalla condivisione e dall’intuizione, possa diventare un ponte tra emozioni, storie e silenzi.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca una musica che unisce poesia, jazz e denuncia ambientale, tra sogno e realtà.
Scott Lee Ensemble – Greetings From Florida: Postcards From Paradise
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Greetings From Florida: Postcards From Paradise – Un ritratto sonoro oltre la cartolina
Con Greetings From Florida: Postcards From Paradise, il Scott Lee Ensemble smaschera il mito della Florida come paradiso turistico, svelando le contraddizioni di uno stato tra sogno e crisi ambientale. In uscita il 17 aprile 2026 per Sunnyside Records, l’album fonde musica da camera, jazz e songwriting, con testi della poetessa cubano-americana Carolina Hospital che raccontano turismo, migrazione, inquinamento e perdita ecologica.
Ogni brano, interpretato dalla voce e chitarra di Camila Meza e da un ensemble di fiati, archi e pianoforte, dà voce a una Florida complessa: Sloganland e Big Waters riflettono l’illusione del progresso, mentre The Loss of the Blues e Sirenas evocano la fragilità di un ecosistema in bilico. La musica, tra strutture pop e improvvisazione jazz, diventa un invito a guardare oltre l’immagine patinata, scoprendo la bellezza e la tragedia di un territorio in trasformazione.
Un disco necessario, per chi crede che l’arte possa raccontare la verità nascosta dietro ogni cartolina.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce l’intimità della musica da camera all’ampiezza di un paesaggio sonoro senza confini
Lars Danielsson – Liberetto V: Echomyr
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Liberetto V: Echomyr, un dialogo musicale che diventa poesia
Con “Liberetto V: Echomyr”, il contrabbassista e compositore svedese Lars Danielsson porta avanti la sua ricerca sonora, un progetto che dal 2012 incanta per la sua capacità di fondere jazz, musica classica e folk in un linguaggio unico. Questo quinto capitolo è il frutto di una collaborazione profonda con musicisti di lunga data, dove fiducia, amicizia e conversazione musicale si trasformano in melodie che respirano gioia, spiritualità e speranza.
Dalle atmosfere sospese di “Glòr” alla ritmica avvolgente di “Echomyr”, passando per la delicatezza lirica di “Himlen Över Dig”, ogni brano è un tassello di un racconto collettivo, dove l’improvvisazione e la scrittura si intrecciano con naturalezza. “Liberetto V” non è solo un album: è un viaggio nell’anima, un invito a fermarci, ascoltare e lasciarsi trasportare dalla bellezza di un suono che parla direttamente al cuore. Un lavoro che celebra la musica come atto di condivisione, ricordandoci che, a volte, le storie più profonde nascono proprio dall’ascolto reciproco.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un omaggio vibrante e contemporaneo al genio di Miles Davis, tra riflessione e innovazione.
Blue Moods – Directions & Expressions
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Directions & Expressions: un viaggio nel cuore del jazz di Miles Davis
La Posi-Tone Records prosegue la serie Blue Moods con un album che ridefinisce l’eredità di Miles Davis, uno dei giganti del jazz. Directions & Expressions non è un semplice tributo, ma una rilettura attuale e coraggiosa delle composizioni del maestro, dove l’atmosfera si fonde con l’intensità, lo spazio con il ritmo, in un equilibrio perfetto tra sottigliezza e fuoco. Ogni brano respira la profondità di Davis, ma con una vitalità contemporanea che ne esalta la modernità.
Le performance sono ricche di sfumature, con una frasatura espressiva e un dialogo dinamico tra i musicisti: Diego Rivera ai sassofoni, Eli Howell al trombone, Behn Gillece al vibrafono, Art Hirahara al piano, Boris Kozlov al contrabbasso e Vinnie Sperrazza alla batteria. L’album non si limita a celebrare il passato: lo rivisita con audacia, proprio come Davis avrebbe voluto, spingendo il jazz oltre i confini conosciuti.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce radici antiche e futuro, dove la spiritualità etiope incontra il groove pan-africano e il blues più profondo.
Abate Berihun & The Addis Ken Project – Addis Ken
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“Addis Ken”, un nuovo giorno tra tradizione e innovazione
Con “Addis Ken” (che in amarico significa “Nuovo Giorno”), il sassofonista e vocalist Abate Berihun — accompagnato da Roy Mor (piano), David Michaeli (basso) e Nitzan Birnbaum (batteria) — trasforma la musica in un ponte tra culture. Registrato tra Svezia e Israele, l’album fonde preghiere liturgiche etiope-ebraiche, ritmi pan-africani e improvvisazione jazz moderna, creando un viaggio sonoro che parla all’anima.
Dall’apertura ipnotica di “Tefila” al groove coinvolgente di “Des Des”, passando per la malinconia blues di “Geshem” e la gioia contagiosa del titolo “Addis Ken”, ogni traccia racconta una storia di identità e appartenenza. Con la partecipazione vocale di Rudi Bainesay in brani come “Behatitu Kadus Kadus” e “Adam (Human)”, il disco celebra la diversità come forza creativa, unendo passato e presente in un linguaggio universale.
“Addis Ken” non è solo un album: è un inno alla rinascita, un promemoria che la musica può essere preghiera, danza e rivoluzione. Un ascolto necessario per chi cerca profondità, groove e un messaggio di speranza.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che racconta storie di radici e crescita, dove la tromba diventa voce di un viaggio tra memoria, famiglia e innovazione.
“Hometown”, un ritorno alle origini con sguardo al futuro
Con “Hometown”, il trombettista e compositore Jared Hall ci regala un album intimo e vibrante, un viaggio musicale tra le strade della sua infanzia a Spokane e le esperienze che lo hanno formato. Accompagnato da un quintetto stellare — con Troy Roberts al sassofono, Ben Markley al piano, Michael Glynn al contrabbasso e Kyle Swan alla batteria — Hall tesse melodie che parlano di appartenenza, famiglia e rinascita.
Dall’energia coinvolgente di “Step by Step” alla riflessività poetica di “Room 111”, passando per l’omaggio a Thelonious Monk in “Ask Me Now”, ogni traccia respira autenticità. L’album, registrato con cura artigianale, unisce tradizione e modernità, dimostrando che il jazz può essere sia radice che volo. “Hometown” non è solo un disco: è un abbraccio musicale, un promemoria che la vera ispirazione nasce dal ritorno a casa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che si nutre di cinema, elettronica e suggestioni visive, trasformando le note in immagini in movimento.
Moving Images: il jazz come colonna sonora di un film invisibile
Moving Images, l’album del polistrumentista e compositore Greg Foat, è un’opera che sfida i confini tra jazz, musica elettronica e soundtrack. Ogni traccia sembra essere la colonna sonora di una scena mai girata, un viaggio tra atmosfere oniriche e ritmi pulsanti che evocano paesaggi urbani e visioni surreali. Foat, con il suo stile inconfondibile, mescola piano acustico, sintetizzatori vintage e arrangiamenti orchestrali, creando un suono che è al tempo stesso retro e futuristico.
L’album si sviluppa come un racconto musicale, dove ogni brano è un fotogramma di un film che prende vita nella mente dell’ascoltatore. Le influenze cinematografiche sono evidenti: si percepisce l’eco di Morricone, la tensione di Goblin, ma anche la libertà improvvisativa del jazz più puro. Moving Images non è semplicemente musica da ascoltare, ma un’esperienza da vivere, un invito a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare in mondi sconosciuti.
In un’epoca in cui la musica spesso diventa sfondo, Foat ci ricorda che può essere anche protagonista, capace di evocare emozioni, ricordi e immagini con la stessa intensità di un grande schermo. Un disco che celebra la magia del suono come linguaggio universale, capace di raccontare storie senza bisogno di parole.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce poesia, sperimentazione e omaggio alla tradizione
Jean Derome & Somebody Special – Le sourire
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Le sourire, un viaggio tra Steve Lacy e Samuel Beckett
Con Le sourire, il sassofonista e compositore Jean Derome e il suo quintetto Somebody Special rendono omaggio a Steve Lacy, uno dei grandi innovatori del jazz moderno, attraverso una rilettura profonda e personale delle sue composizioni. Al centro del progetto, la suite Sands — ispirata alle poesie di Samuel Beckett — diventa un dialogo tra musica e parola, dove la voce di Karen Young si intreccia con il sassofono di Derome, il pianoforte di Alexandre Grogg, il contrabbasso di Normand Guilbeault e la batteria di Pierre Tanguay.
L’album è un viaggio sonoro che unisce la radicalità poetica di Beckett alla sensibilità jazzistica di Lacy, passando per le atmosfere oniriche di Morning Joy e l’energia ritmica di Jack’s Blues. Derome, come un vero “materialista” alla Lacy, lavora sul suono come materia viva, trasformando ogni brano in un’esperienza che supera i confini tra jazz, poesia e avanguardia.
Le sourire è un disco per chi cerca una musica che emoziona, interroga e ispira, dove ogni nota è un sorriso che nasconde e rivela, proprio come la vita.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che esplora i confini tra improvvisazione radicale e delicatezza sonora
Allison Cameron & Scott Thomson – Platanus
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Under My Skin”, un viaggio nel songbook di Sinatra tra autenticità e reinvenzione
Platanus è il frutto di un sodalizio artistico tra la chitarrista Allison Cameron e il trombonista Scott Thomson, due figure centrali della scena improvvisativa canadese. Questo album, composto da tre tracci — Taproot, Bark e Limbing — è un tuffo nell’ignoto, dove ogni nota nasce dall’ascolto reciproco e dalla libertà creativa. La musica di Cameron, già nota per il suo approccio eccentrico e kaleidoscopico, si unisce alla sensibilità di Thomson, creando un paesaggio sonoro che oscilla tra fragilità e intensità.
Registrato con una profondità emotiva che solo vent’anni di collaborazione e sperimentazione possono offrire, Platanus è un omaggio alla spontaneità, un invito a lasciarsi trasportare dalla bellezza dell’imprevisto. Un disco per chi crede che la vera magia della musica risieda proprio nella sua capacità di sorprendere e connettere, senza bisogno di parole.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un omaggio intimo e vibrante al mito di Frank Sinatra, tra swing e malinconia.
Valerio Marino – Under My Skin (A Frank Sinatra Songbook)
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Under My Skin, un viaggio nel songbook di Sinatra tra autenticità e reinvenzione
Con “Under My Skin – A Frank Sinatra Songbook”, Valerio Marino rende omaggio a The Voice non con nostalgia, ma con una rilettura fresca e personale di undici capolavori. Accompagnato da un quartetto di eccellenza della scena jazz umbra, Marino trasforma la grandiosità orchestrale di Sinatra in un dialogo intimo, dove ogni nota è un gesto d’affetto verso la tradizione e, al contempo, un passo verso il futuro.
Il disco, in uscita il 17 aprile per WoW Records, si apre con la sfrontatezza di “The Lady Is a Tramp” (singolo dal 24 marzo), dove Marino aggiunge un chorus in stile vocalese, e prosegue con la malinconia avvolgente di “Bewitched, Bothered and Bewildered” (secondo singolo dal 7 aprile). Due facce di Sinatra — la gioia contagiosa e la fragilità disarmante — che Marino esplora con voce raffinata e interpretazione impeccabile, come sottolineato dalla critica.
Registrato tra ottobre e novembre 2025 agli Entropya Recording Studio di Perugia, l’album è un tributo professionale, ma anche un gesto d’amore per quella musica che, come scrive il produttore Marco Marino, “non invecchia: si fa semplicemente più intima“. Un disco per chi crede che le grandi melodie siano eterne, e che ogni reinterpretazione sia un nuovo inizio.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un viaggio musicale tra radici, diaspora e incontri culturali che superano i confini geografici.
David Linx, Paolo Fresu e Gustavo Beytelmann – Trama Latina
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Trama Latina: David Linx, Paolo Fresu e Gustavo Beytelmann intrecciano voci e mondi
Un disco che è un abbraccio sonoro all’America Latina, alle sue radici e alla diaspora che continua a nutrire l’immaginario musicale globale. Trama Latina, nuovo progetto del trio formato da David Linx (voce), Paolo Fresu (tromba, flicorno) e Gustavo Beytelmann (piano, bandoneón), è un dialogo tra lingue, culture e generazioni, dove la musica diventa ponte tra passato e presente. Linx, con la sua voce pirotecnica e vellutata, adatta testi in sardo, portoghese, olandese e inglese a melodie che omaggiano giganti come Milton Nascimento, Pablo Milanés e Astor Piazzolla, mentre Beytelmann e Fresu tessono trame armoniche che respirano di tango, bossa e jazz europeo.
Il disco nasce dall’incontro tra tre artisti che hanno fatto della contaminazione la loro cifra: Linx, belga di nascita ma cittadino del mondo, celebra qui quarant’anni di carriera con una maturità che trasforma ogni nota in un gesto di condivisione; Fresu, sardo e visionario, presta la sua tromba a un progetto che è anche tributo alla poesia visiva (basta guardare la copertina, un acquerello dell’artista colombiano Juan Carlos Pineda); Beytelmann, argentino trapiantato a Parigi, porta l’eredità di Piazzolla in un gioco di specchi tra composizione e improvvisazione.
Ascoltare Trama Latina significa perdersi in un viaggio dove il jazz europeo e i ritmi latini si fondono senza confini, ricordandoci che la musica, quando è vera, è sempre un atto di crescita collettiva. Un disco che non si limita a suonare, ma racconta storie — di esili, incontri e rinascite — e lo fa con la grazia di chi sa che l’arte, come la vita, è fatta di fili invisibili che ci legano tutti.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca il calore del jazz che profuma di Mediterraneo e l’energia elettrica di New York
Alessandro Florio Hammond Trio – Controra Avenue
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
17
Alessandro Florio Hammond Trio: un pomeriggio tra sole italiano e groove metropolitano
Dopo dieci anni di attesa, il chitarrista e compositore Alessandro Florio torna con il suo Hammond Trio, regalandoci un disco che è un ponte sonoro tra la luce accecante del Sud Italia e il ritmo incalzante di New York. Registrato nella Grande Mela ma nato sotto il sole mediterraneo, questo lavoro incarna la dualità: la tranquillità di un pomeriggio estivo e il battito frenetico di una metropoli, un equilibrio perfetto tra standard amati e composizioni originali.
Florio, insieme a alcuni dei migliori talenti della scena newyorkese, ridà vita all’Hammond come cuore pulsante del jazz, trasformando ogni nota in un abbraccio caldo e ogni groove in una danza tra memoria e innovazione. Se cercate un jazz che sa di mare, di terra rossa e di asfalto cittadino, questo è il disco che vi porterà in un viaggio senza confini, dove la musica non è solo suono, ma esperienza. Un ritorno che valeva ogni secondo d’attesa.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che sappia essere moderno, energetico e ricco di improvvisazione, tra fusion e groove italiano.
Route 96: un viaggio tra jazz, fusion e l’energia del live
Con “Route 96”, il chitarrista Matteo Mancuso torna con un nuovo capitolo della sua ricerca musicale, in uscita il 18 aprile 2026. L’album, che segue le sue acclamate performance dal vivo (come quella a Friburgo), promette di unire l’energia del live con la raffinatezza dello studio, confermando Mancuso come uno dei talenti più brillanti della scena jazz italiana contemporanea.
Il disco, registrato con la sua band italiana, si preannuncia come un viaggio tra jazz moderno, fusion e groove, dove la chitarra di Mancuso — espressiva, tecnica e piena di feeling — dialoga con una sezione ritmica solida e improvvisazioni avvincenti. Ogni nota, ogni frase musicale, è un tassello di un racconto che celebra la musica come arte dell’incontro e della condivisione.
“Route 96” è un disco che invita all’ascolto attento e alla scoperta di nuove sonorità, un tributo alla libertà creativa e alla passione per il jazz come linguaggio universale. Un lavoro che conferma Matteo Mancuso come un artista completo, capace di unire tradizione e innovazione con grinta e sensibilità. Un album che promette di sorprenderci, proprio come le sue performance dal vivo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Aprile 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 20 al 26 aprile
Nishla Smith – it’s getting late you better go home
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24
it’s getting late you better go home, un salotto alle tre del mattino
“it’s getting late you better go home” è un album che sussurra, un diario sonoro scritto da Nishla Smith tra scelte di vita e emozioni universali. La voce della cantante, calda e avvolgente, si fa strada tra piano, sassofoni e sfumature elettroniche, creando un’atmosfera che evoca un salotto jazz alle tre del mattino.
I brani, nati da un periodo di turbolenza personale, parlano di appartenenza, distanza e fragilità. “jewel thief” riflette sul tempo che scorre, mentre “bluebird” celebra la giovinezza con delicatezza. “The beast”, con il suo blues vaudevilliano, racconta la lotta con la voce interiore, arricchito da effetti sonori immersivi.
La produzione, curata da Chris Hyson, unisce tradizione jazzistica e sperimentazione, senza mai perdere di vista la melodia. “Perfect”, con il suo ticking di orologi, e “same stars”, che si solleva in un coro maestoso, sono esempi di come la musica possa essere intima ed epica allo stesso tempo.
Un album che invita ad ascoltare, a fermarsi e a riconoscersi nelle storie che Nishla Smith racconta con sincerità disarmante. In un mondo che corre, la sua musica ci ricorda che la bellezza sta nel prendere il proprio tempo.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz elettronico che unisce meditazione e groove ipnotico.
Matt Gold & Dustin Laurenzi – Devotional Fade
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24
Devotional Fade: un dialogo tra improvvisazione e rituale sonoro
Nato dalle sessioni settimanali nell’attico di Dustin Laurenzi a Chicago, Devotional Fade è il frutto di un incontro creativo tra il sassofonista e il bassista Matt Gold, due voci fondamentali della scena sperimentale della città. Il disco, in uscita per We Jazz Records, si muove tra minimalismo sacro e combustioni da dancefloor, catturando l’essenza di un’improvvisazione che è insieme meditazione e danza.
Registrato con la regola del “no pitched overdubs”, ogni gesto melodico e armonico è stato creato in tempo reale, senza reti di sicurezza. Brani come “Clown Car” e “Morocco” sono viaggi sonori che oscillano tra ipnosi e esplosioni ritmiche, mentre “Soft Hold” e “End Of the Horn” chiudono il cerchio con una delicatezza avvolgente.
Devotional Fade è un album che invita all’ascolto profondo, un’esperienza dove il suono diventa rituale, e l’improvvisazione si trasforma in connessione umana. Un lavoro che dimostra come la musica, quando nasce dall’ascolto reciproco, possa essere sia specchio che faro.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz orchestrale che unisce tradizione e visione contemporanea.
Frames: l’arte di comporre tra memoria e innovazione
Con “Frames”, la compositrice e direttrice d’orchestra Miho Hazama conferma il suo posto tra le voci più originali e autorevoli del jazz moderno. Questo quarto lavoro per Edition Records, realizzato in collaborazione con la Danish Radio Big Band, è un omaggio alla storia e un passo avanti nella sua ricerca musicale. Hazama, già nota per la sua capacità di fondere dettaglio compositivo e orchestrazione vivida, qui si ispira ai grandi direttori che hanno segnato l’identità della band danese — da Thad Jones a Jim McNeely — per creare un album che onora il passato senza mai smettere di guardare al futuro.
Brani come “And the Door Unsealed” e “The Pioneer’s Quest” sono paesaggi sonori ricchi e stratificati, dove ogni strumento trova il suo spazio in un dialogo collettivo che è insieme preciso e liberatorio. La musica di Hazama è cinematografica, capace di evocare immagini e emozioni con una semplicità solo apparente. “LuLu” e “Aura II” dimostrano come la sua scrittura possa essere intima e maestosa allo stesso tempo, un equilibrio raro che solo i grandi compositori sanno raggiungere.
“Frames” non è solo un album: è un manifesto di come la tradizione possa diventare contemporanea, un lavoro che celebra la musica come ponte tra generazioni e culture. Un ascolto che nutre l’anima e stimola la mente, ricordandoci che il jazz, quando è suonato con questa profondità, non ha confini.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che fonde tradizione, funk e passione senza confini.
Mike Clement – Polka Dots and Ray Bans
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24
Polka Dots and Ray Bans: un viaggio tra swing, soul e improvvisazione
Con “Polka Dots and Ray Bans”, il chitarrista Mike Clement ci regala un album che è un inno alla libertà espressiva del jazz, un lavoro che attraversa generi e umori con la stessa naturalezza con cui si passeggia per le strade di New Orleans. Ogni brano è una tappa di un viaggio sonoro, dove il bebop si mescola al funk, il blues si veste di soul, e ogni nota sembra raccontare una storia.
Clement, affiancato da musicisti di altissimo livello come Tris Duncan all’organo Hammond e Gerald Watkins Jr. alla batteria, ci guida attraverso dieci composizioni originali che sono veicoli di improvvisazione e passione. Brani come “The Tempo” e “Chad Bop” sono esplosioni di energia, mentre “Blues for Leroy” e “Surreal McCoy” rivelano una sensibilità lirica che tocca l’anima. Il titolo dell’album, “Polka Dots and Ray Bans”, è già un programma: un mix di colore, stile e attitudine, proprio come la musica che contiene.
“Polka Dots and Ray Bans” è un disco che celebra la gioia di suonare insieme, un lavoro che onora la tradizione senza mai smettere di guardare avanti. Un ascolto che riscalda il cuore e fa venire voglia di ballare, ricordandoci che il jazz, quando è suonato con questa passione, non ha confini.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che unisce spiritualità, sperimentazione e omaggio alla tradizione
Transcend: un ponte tra sacro e contemporaneo
Transcend è il nuovo album di Dave Douglas, un viaggio musicale ispirato ai Sacred Concerts di Duke Ellington e all’arte visionaria di Jack Whitten. In uscita il 24 aprile 2026, il disco unisce composizioni originali e rivisitazioni di Ellington, interpretate da un ensemble d’eccezione: Tomeka Reid al violoncello, James Brandon Lewis al sassofono, Rafiq Bhatia alla chitarra e Ian Chang alla batteria.
Douglas, con la sua tromba sempre espressiva, esplora il rapporto tra spirito e artigianato, tra individualità e comunità. Brani come Energy Fields e Gentle Collapse rivelano una musica che ascolta il passato per parlare al presente, mentre Transcend chiude il cerchio con una riflessione sulla possibilità di superare i confini, sia sonori che umani.
Transcend è un album che celebra la musica come atto di fede e condivisione, un omaggio a chi, come Ellington, ha saputo trasformare il sacro in arte universale. Un lavoro che invita ad ascoltare con l’anima, oltre che con le orecchie.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz melodico che unisce tradizione, intimità e ritmi latini
Grammofon – Fabelagtige Forviklinger
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Fabelagtige Forviklinger: un dialogo senza tempo tra sassofono e chitarra
Fabelagtige Forviklinger è il nuovo album del duo danese Grammofon, formato dal sassofonista Niels Oldin e dal chitarrista Jakob Frandsen. Un lavoro che nasce da un’amicizia e una complicità musicale lungamente coltivate, fin dai tempi del Conservatorio dell’Aia, e che oggi si traduce in una musica calda, giocosa e profondamente dialogica.
Registrato in un studio sull’isola di Møn, con il contrabbasso di Torben Westergaard e le percussioni di Victor Dybbroe, l’album attinge a bossa nova, tango e tradizioni ritmiche latinoamericane, filtrate attraverso una sensibilità nordica fatta di spazio e lirismo. Le composizioni, tutte originali, si sviluppano con pazienza e naturalezza, lasciando che melodia e improvvisazione emergano senza forzature. Il sassofono e la chitarra si intrecciano in un conversazione intima, mentre il clarinetto basso aggiunge sfumature più scure e riflessive.
Fabelagtige Forviklinger è un album che celebra la gioia di suonare insieme, senza nostalgia né rigidità. Una musica che respira, si trasforma e invita all’ascolto attento, come una storia raccontata tra amici. Un lavoro che, dopo vent’anni di strada condivisa, conferma Grammofon come maestri dell’equilibrio tra tradizione e modernità.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz da camera elegante e profondo, dove la tradizione si rinnova con grazia e inventiva.
Triumvirate: un ritorno al trio, tra memoria e innovazione
Con Triumvirate, il pianista e compositore Billy Childs — sei Grammy Awards e diciassette nomination — torna a un formato che non esplorava da venticinque anni: il trio acustico. Affiancato dal bassista Matt Penman e dal batterista Ari Hoenig, Childs ripercorre e reinventa brani tratti dai suoi primi dischi, trasformandoli in un dialogo intimo e sofisticato, dove ogni nota sembra respirare spazio e storia.
L’album si apre con One Fleeting Instant, un pezzo che cattura l’essenza del tempo che sfugge, e prosegue con rivisitazioni di classici come Whisper Not e Flamenco Sketches, dove l’eleganza armonica di Childs si sposa con il groove sottile di Penman e Hoenig. La registrazione, realizzata al Power Station Berklee NYC, restituisce tutta la calore e la precisione di un ensemble che sa ascoltarsi e sorprendersi.
Triumvirate è un disco che celebra la continuità, dimostrando come il jazz, quando è suonato con questa profondità, possa essere sempre nuovo e sempre se stesso. Un lavoro che invita a rallentare, ad ascoltare, e a lasciarsi trasportare dalla bellezza delle cose che durano.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che intreccia poesia, storia e groove, tra radici caraibiche e visioni futuriste.
The Ark: Anthony Joseph e il viaggio sonoro tra memoria e rivoluzione
The Ark, l’ultimo lavoro del poeta e musicista Anthony Joseph, è un’opera che sfida i confini tra jazz, spoken word e musica afro-futurista, trasformando ogni brano in un capitolo di una narrazione epica. Nato a Trinidad e cresciuto a Londra, Joseph porta nella sua musica il ritmo incalzante del calypso, la profondità del jazz moderno e la forza evocativa della parola.
L’album, registrato con un ensemble di eccezione che include Jason Yarde ai sassofoni e Andrew John alla batteria, è un inno alla resistenza culturale, un omaggio alle storie di migrazione, identità e rinascita. Brani come The Ark e Black Notes sono viaggi sonori in cui le parole di Joseph si fondono con le improvvisazioni collettive, creando una sinfonia di voci e strumenti che parla di liberazione, memoria e futuro.
The Ark non è solo un disco: è un manifesto artistico, una riflessione su come la musica possa essere ponte tra generazioni, continenti e culture. In un’epoca in cui le identità sono spesso frammentate, Joseph ci ricorda che l’arte è il luogo dove tutto può trovare casa. Ascoltarlo significa imbarcarsi in un viaggio, dove ogni nota è una promessa e ogni parola un faro.
Questa segnalazione nasce per essere letta nel suo contesto.
Per chi cerca un jazz che parla all’anima, dove ogni nota è un viaggio tra introspezione, groove e paesaggi sonori inesplorati.
Late on Earth, un viaggio tra terra e cielo
Con “Late on Earth”, il pianista svedese Joel Lyssarides conferma di essere una delle voci più profonde e innovative del jazz contemporaneo. Dopo quattro anni di lavoro e una collaborazione intensiva con il produttore Andreas Brandis, l’album si rivela come un diario musicale, dove emozione e tecnica si fondono in un equilibrio perfetto. Dalle atmosfere sospese di “Bortom Bergen” alla ritmica ipnotica di “Raqs Sharqi”, passando per la malinconia luminosa di “Anemoia”, ogni traccia racconta una storia, esplorando sfumature armoniche, dinamiche audaci e un groove che avvolge.
Lyssarides, già collaboratore di Nils Landgren e membro del progetto tributo agli e.s.t., dimostra ancora una volta che la vera forza della musica sta nella capacità di toccare l’ascoltatore senza bisogno di virtuosismi fine a sé stessi. “Late on Earth” è un album che respira vita, un invito a fermarci, ascoltare e lasciarsi trasportare in un mondo dove il jazz non è solo genere, ma linguaggio universale dell’anima. Un disco che parla al cuore, ricordandoci che, a volte, la bellezza più grande si nasconde nei dettagli.
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Per chi cerca un jazz che sfida il tempo, dove l’esperienza si fonde con l’energia giovanile in un’esplosione di libertà creativa.
Joachim Kühn & Young Lions – Joachim Kühn & Young Lions
L’album che vi stiamo presentando è annunciato per il giorno
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Joachim Kühn & Young Lions: un manifesto di jazz senza confini
A oltre 80 anni, il pianista Joachim Kühn dimostra che l’età non è un limite, ma una leva per l’innovazione. In “Joachim Kühn & Young Lions”, il maestro tedesco si circonda di una nuova generazione di musicisti, scrivendo musica su misura per sfidarli e ispirarli. Il risultato è un album che brucia di intensità e apertura: dall’energia elettrica di “Slick Stuff” alla riflessività di “Renata’s Sleep”, ogni traccia è un dialogo tra passato e futuro, dove la struttura si dissolve nel rischio e l’individualità alimenta la forza collettiva.
Kühn non celebra il suo lascito, ma lo reinventa ogni giorno, trasformando il jazz in una forza viva, in movimento. Questo disco non è un addio, ma una dichiarazione di presenza: la musica come atto di libertà, dove l’improvvisazione diventa linguaggio universale e ogni nota un ponte tra generazioni. Un ascolto necessario, per chi crede che l’arte non conosca età, ma solo coraggio e visione.
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Per chi cerca un jazz che unisce la delicatezza della canzone d’autore alla libertà dell’improvvisazione
Elina Duni & Rob Luft – Reaching for the Moon
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Reaching for the Moon, un dialogo intimo tra voce e chitarra
Con Reaching for the Moon, la cantante Elina Duni e il chitarrista Rob Luft portano avanti il loro progetto musicale, iniziato nel 2017, con un album che è un viaggio tra generi, lingue e storie. Registrato in duo, senza la sezione ritmica dei precedenti lavori, il disco esplora la profondità del silenzio e la ricchezza del dialogo, partendo dalla title track di Irving Berlin per arrivare alla malinconia di Lonely Woman di Ornette Coleman.
Tra i brani, spiccano tradizionali kosovari, una ninna nanna persiana, una ballata di Pino Daniele, il lied Les Berceaux di Gabriel Fauré, e temi cinematografici di Shigeru Umebayashi e Krzysztof Komeda. Le composizioni originali di Duni e Luft, come Foolish Flame e Magnolia, si muovono tra jazz, folk e chanson, con una voce che si fa strumento puro e una chitarra che avvolge, sottolinea e arricchisce ogni sfumatura emotiva.
Registrato a Studios La Buissonne nel sud della Francia, Reaching for the Moon è un disco che parla di notte, di attesa, di sogni e di solitudine, ma anche di connessione e bellezza. Un lavoro per chi cerca una musica che supera i confini, che unisce culture diverse e che, nella sua quiete, sa essere avventurosa e profondamente umana.
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Ogni riproduzione è vietata senza linkare la nostra fonte: Jazz in Family
Aprile 2026 – Le uscite discografiche
Settimana dal 27 al 30 aprile
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