Angle of Incidence – Gert-Jan Dreessen: L’Arte della Prospettiva nel Jazz Contemporaneo

Angle of Incidence – Gert-Jan Dreessen

Etichetta discografica: Hypnote Records

Data di uscita: 17 ottobre 2025

Angle of Incidence, album di debutto del batterista e compositore belga Gert-Jan Dreessen, rappresenta una delle uscite più attese della scena jazz europea del 2025. Pubblicato da Hypnote Records, il disco segna l’esordio da leader di un musicista che ha saputo distinguersi rapidamente per la sua raffinata sensibilità ritmica, la ricerca timbrica e la capacità di fondere linguaggi diversi all’interno di una visione coerente e personale. Registrato nel febbraio 2024 ai Rockstar Studios, il progetto si compone di nove tracce originali che delineano un percorso narrativo e sonoro intimo, specchio di un percorso umano e artistico in piena evoluzione.

Gert-Jan Dreessen: una voce nuova nel jazz europeo

2025 Jazz in Family vola più alto che mai

Nato nel 1995 a Genk, Dreessen appartiene a quella generazione di musicisti europei che, dopo un solido percorso formativo, hanno saputo ridefinire le coordinate del jazz contemporaneo. Formatosi tra Lovanio, Colonia e New York, presso la New School for Jazz and Contemporary Music, ha potuto approfondire la propria visione sotto la guida di maestri come Kendrick Scott, Reggie Workman e Buster Williams.

Il suo stile emerge come un punto di incontro tra tradizione e modernità: un batterismo che guarda alla scuola post-bop ma si apre con naturalezza all’elettronica, alle poliritmie e alla ricerca timbrica. L’esperienza maturata accanto a figure come Joshua Redman, Jakob Bro, Shai Maestro e Logan Richardson ha consolidato la sua propensione al dialogo, elemento centrale anche nel suo approccio compositivo.

Un quartetto di fuoriclasse

Per l’occasione, Dreessen si circonda di tre protagonisti della scena jazz belga: Jean-Paul Estiévenart alla tromba, Bram De Looze al pianoforte e Cyrille Obermüller al contrabbasso. Il risultato è un equilibrio perfetto tra densità sonora e trasparenza, tra scrittura e improvvisazione.

La formazione lavora su un concetto chiave: la prospettiva. Ogni brano nasce da un’idea precisa, ma il suo sviluppo è lasciato al dialogo istantaneo tra i musicisti. Questa apertura, mutuata dall’esperienza newyorkese di Dreessen, conferisce al disco una vitalità quasi cameristica, dove ogni gesto strumentale diventa parte di un discorso collettivo.

Architettura e flusso: l’armonia secondo Dreessen

In Angle of Incidence, l’armonia non si limita a fornire un supporto alla melodia, ma funge da motore drammaturgico. Le progressioni spesso evitano risoluzioni tradizionali, preferendo un linguaggio modale e sospeso, che consente agli strumenti di respirare e dialogare su piani sonori paralleli.

L’uso del pianoforte di De Looze, con le sue armonie stratificate e i voicing aperti, contribuisce a creare spazi armonici che riflettono la fluidità dell’improvvisazione. Estiévenart, con il suo fraseggio tagliente e lirico, agisce come una voce interiore che si muove con libertà sopra la trama ritmica complessa e mai invadente della batteria. Obermüller, con un contrabbasso dal suono corposo e presente, è l’ancora che mantiene l’equilibrio fra tensione e rilascio.

Analisi dei brani principali

Lopik, brano d’apertura, stabilisce immediatamente il tono dell’album: un groove irregolare, ricco di sfumature metriche, in cui la batteria esplora dinamiche sottili e frammentate. L’improvvisazione si muove come un prisma di riflessi sonori, restituendo il senso stesso del titolo dell’album: l’incidenza dell’angolo come metafora del cambiamento di prospettiva.

ImRos e Ninors proseguono su questa linea, ma con una maggiore apertura melodica. In Hymne (M) emerge una vena più lirica, dove la tromba di Estiévenart assume un ruolo quasi vocale, mentre il piano disegna ampi spazi armonici. Dreamteam e Hope(less) incarnano la dualità centrale del disco: la ricerca di chiarezza e libertà attraverso l’interazione costante fra struttura e improvvisazione.

Il finale, con Way Through, chiude l’album in modo circolare: un percorso che parte dal dubbio e approda alla consapevolezza. L’uso calibrato delle dinamiche e la progressiva rarefazione sonora lasciano l’ascoltatore con la sensazione di aver assistito a un processo di trasformazione più che a una semplice sequenza di brani.

Il suono e la produzione

Registrato da Jonas Verrijdt e masterizzato da Dave Darlington, l’album presenta un suono cristallino e bilanciato. Ogni strumento è posto nel giusto spazio del mix, garantendo quella chiarezza che è cifra distintiva del progetto. La produzione, curata dallo stesso Dreessen insieme a Giuseppe Millaci, privilegia l’autenticà dell’interplay rispetto all’effetto, lasciando che la musica respiri con naturalezza.

Contesto e riferimenti storici

Nel panorama del jazz europeo contemporaneo, Dreessen si inserisce in una linea che unisce l’eredità della scuola belga (da Philip Catherine a Nathalie Loriers) con l’approccio sperimentale delle nuove generazioni formatesi tra Europa e Stati Uniti. La sua visione musicale richiama, per rigore e sensibilità, artisti come Jack DeJohnette e Paul Motian, ma guarda anche alla libertà poetica di un Mark Guiliana o di un Tigran Hamasyan, soprattutto nella gestione del tempo e nella costruzione narrativa dei brani.

Conclusione critica

Angle of Incidence è più di un debutto: è una dichiarazione d’intenti. Con un linguaggio complesso ma accessibile, Gert-Jan Dreessen afferma la maturità di una generazione capace di coniugare rigore compositivo, profondità emotiva e innovazione formale. Ogni pezzo sembra nascere da un bisogno autentico di comunicare, di esplorare il rapporto tra equilibrio e rischio, tra controllo e abbandono.

In definitiva, questo esordio conferma Dreessen come una delle voci più originali e promettenti del jazz europeo, un artista che, attraverso la sua batteria, racconta il tempo non solo come misura, ma come esperienza.

Angle of Incidence - Gert-Jan Dreessen
Angle of Incidence – Gert-Jan Dreessen

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